Ciao a Tutti!!
questo post vuol ospitare un racconto non mio ma di un bravissimo e simpatico scrittore: SERGIO PAOLI.
In questi giorni sta uscendo il suo secondo lavoro letterario: LADRO DI SOGNI.
LADRO DI SOGNI - Storia noir di una Milano marginale
di SERGIO PAOLI
Frilli editori.
In libreria da febbraio 2009 e già prenotabile.
Presentazione di Giancarlo De Cataldo:
"Quando il noir, paradossalmente, illumina di verità le storie dei nostri giorni. Una storia appassionante: Sergio Paoli è una piacevole rivelazione nel panorama del miglior
thriller italiano"
Ve ne dò un assaggino, un racconto tratto dal suo primo lavoro: RUMORI DI FONDO
CAMBIO TURNO
Salgo sul metrò a Romolo per dirigermi verso il centro. Sono le otto di mattina circa. Oggi ho scelto l’aspetto di una studentessa di scienze politiche, terzo anno.
Le mie scarpe da ginnastica fanno un po’ di rumore, mentre cammino sul marciapiede della stazione. Il treno arriva fra tre minuti. Lo dice il display luminoso.
C’è silenzio e la gente ha sonno.
Io ho sentito il rumore della pioggia che cadeva e la solitudine dei giorni d’inverno.
Ho percorso marciapiedi vuoti e mi sono fermata a incroci sconosciuti. In mezz a gente perduta di cinismo ho bevuto i miei caffè sfogliando un giornale, mentre la televisione parlava di tutto e di niente.
Ho vagato sotto la luce dei lampioni di viali anonimi, osservando le macchine passare scrutavo i volto da chi teneva il volante per cercare inutilmente un motivo o una ragione di sconfitta, un pretesto per dirmi che così era andata e così doveva andare.
Ho perso tutte le parole pensate, quelle scritte e quelle sussurrate.
Senza nulla da dire, senza lettere a mettere in ordine e fogli bianchi da riempire, limiti e confini caghi, incerte corrispondenza, pagine scritte a metà, incerti fiori di camelie rosa bruciati dal gelo tardivo.
Si stringevano i miei colori e scendeva il buio nella stanza piena di polvere dove consumavo le mie sigarette, le mie ore in bianco e nero, una remota pellicola proiettata in cinema di periferia.
I miei pensieri nascosti mi cercavano, smarriti, dovevo solo attendere e ascoltare, aprire un ingresso e tendere una mano. Le parole perdute, le inibizioni negate, la fiducia tradita e i desideri non detti.
L’acqua che scorre piano sotto il terreno e rose rosse che crescono, e accorgersene tardi come un giardiniere che è l’ombra di se stesso-
L’anima di un gabbiano senza ali, non è difficile volare controvento, ma lo è farlo da sola.
Carte di un mazzo che si mischiano su un tavolo e TIR che sfrecciano davanti alla mia auto ferma a uno stop.
Dimmi, dimmi qual è la direzione? Dove è la via e a quale condizione?
Dimmi dimmi i pensieri nascosti che devo trovare, le sorgenti d’acqua pura da svelare, quali frutti raccogliere. Dove sono le parole cercate e amate, le logiche scadute che regolano queste terre di mezzo.
Masticando il silenzio per non sentire il rumore.
Parlatemi, vi prego, nella notte che sta per finire.
La ragazza che aspetta vicino a me è preoccupata perché ha prestato gli appunti a un compagno di università e lui ancora non glieli ha restituiti.
Ha l’esame di macroeconomia tra una settimana, mi pare, e non si sente pronta.
Ha bisogno di consultare quegli appunti il prima possibile e oggi spera di trovare quel ragazzo in biblioteca per chiederglieli. Mi guarda incuriosita, non mi ha mai visto prima lì, e per un attimo si chiede se c’ero anche io in aula, in mensa, in biblioteca.
Poi torna ai suoi pensieri, non sono solo gli appunti a portarla a cercare quel ragazzo…E’ felice di averlo conosciuto. Lui le sembra sensibile.
Un giorno le ha scritto un biglietto.
Esiste al mondo un qualcosa che lega due persone che va oltre l’amore… e che anche se può sembrare più superficiale per me è qualcosa di tenero e segreto.
L’amicizia nasconde piccole pagine senza frontiere… inibizioni e segreti (che a volte siamo costretti a tenere nascosti in un rapporto d’amore)…
Lei lo conservava nel portafoglio.
Mi volto, salgo sul treno, ci si spintona un po’…io cambio vettura…accanto a me si siede una impiegata molto carina, coi tacchi alti e la gonna molto corta, che legge una rivista di moda…immagina di tornare a casa e togliere quelle scarpe che già le fanno male…oggi il capo ha tre riunioni e lei continuerà ad andare avanti e indietro…è stanca di quella vita…ma sta cercando di avere un bambino insieme a suo marito e non vede l’ora. avrà un bambino e starà a casa.
Cadorna…mi alzo e scendo, vado a prendere la rossa in direzione Duomo…salgo insieme a una donna che dimostra sui quaranta…è triste, quasi disperata, ma molto determinata.
Si dirige al lavoro, comprendo che fa le pulizie in un grande magazzino in centro…nel pomeriggio andrà a San Vittore, dove c’è il marito.
È arrabbiata con lui, beve troppo, diventa violento, poi finisce sempre dentro per piccoli furti e lei se la deve cavare da sola con i tre bambini…meno male che qualcun, non so chi, la aiuta…non mollerà, piange dentro ma ce la farà, le lacrime le scendono nell’intimo come parole sussurrate:
cosa diresti? Che avevi solo buone intenzioni? Beh, certo che le avevi,cosa diresti? Che va tutto per il meglio? Certo che è così. Cosa diresti? Che è proprio ciò di cui abbiamo bisogno. Ma tu hai deciso così. Cosa dici? Cosa diceva lei? I pochi soldi che io guadagno continuano a cadere nella tua bocca piena di conversazione agrodolce, ritagli di giornale inutili. Parli senza sentimenti, no non ti credo. Non ti importa niente, non ti importa niente. Non ti importa niente, non ti importa niente.
Lascio il treno al Duomo e cambio direzione, mentre scendo le scale per l’altro binario, lo sento che è in fondo al marciapiede.
L’ho incontrato già altre volte…lui è disperato, ha perso il lavoro e non sa che fare, anche la moglie lo ha lasciato con i suoi debiti portando via i bambini…la situazione è critica stamattina, il buio è cupo, la notte stende la sua mano, i pensieri corrono rapidi, troppo rapidi, dio mio dammi la forza, dammi la velocità, dammi il cuore, dammi la volontà.
Mi precipito sul marciapiede per andargli accanto e sfiorarlo, devo fargli sentire la carezza lieve del vento attraverso i campi di grano, il rumore della pioggia che cade, le tracce di una vita e di un amore.
Sta arrivando il treno…non ce la faccio, dio io non ce la faccio!
Lui si butta sui binari proprio davanti al treno, il guidatore inchioda stridendo i freni ma non c’è nulla da fare, non c’è nulla da fare.
La gente grida, c’è chi piange e anche io piango, respiro le mie lacrime avvolta nel mio silenzioso, doloroso stupore, la solitudine della sconfitta.
Quando mi riprendo realizzo che è il terzo da inizio anno, anche questo non sono riuscito a confortarlo in tempo.
Esco dalla stazione, sulla scala mobile, mentre arrivano di corsa i vigili e la polizia. Devo chiamare Gabriele subito. È troppo pesante per me, questo incarico è durato troppo, io sento tutti i pensieri, le paure, i timori, i dolori, le sofferenze e le gioie della gente.
Ma non ce la faccio più, adesso gli racconto tutto e spero che acconsenta a un cambio di turno. Gabriele lo sa che è difficile, ma si fida di me, e io ho bisogno di una pausa.
Anche gli angeli rifiatano, a volte. Ed io ho proprio bisogno di rifiatare.


